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Oxy.gen Talks - Scientifica-mente, la scienza in festa

Oxy.gen

mercoledì 27 settembre 2017, 18:30 - 20:30

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Descrizione dell'evento

Che cosa sono le neuroscienze? Come funziona il sistema nervoso? Quali sono le proprietà dei neuroni? Uno dei principali temi di discussione di filosofi e scienziati del 20° sec. è stato se le attività ‘mentali’ come il pensiero, le emozioni, l’autocoscienza e la volontà siano funzioni differenti dalle attività ‘cerebrali’ quali il movimento di un arto, la percezione di un colore ecc., o se anch’esse rappresentino espressioni funzionali dei neuroni che costituiscono il cervello.

Con questa seconda edizione di Scientifica-mente la Scienza in Festa, ZCube e Fondazione Zoé (Zambon Open Education) propongono di  intraprendere un viaggio nel mondo delle neuroscienze per comprendere i meccanismi alla base del funzionamento del cervello traendo spunto da numerose branche della ricerca biomedica, dalla neurofisiologia alla farmacologia, dalla biochimica alla biologia molecolare, dalla biologia cellulare alle tecniche di neuroradiologia.

Moderatore: Cinzia Zuccon

IL CERVELLO È UN SOCIAL NETWORK con Roberto Furlan, Capogruppo Unità di Neuroimmunologia Clinica, Istituto Scientifico S. Raffaele, Milano

Le neuroscienze rappresentano una frontiera di esplorazione continua, perché cercano di rispondere alla domanda più difficile: chi siamo? Qualcuno potrebbe dire che siamo comunicazione, scambio continuo di informazioni. Nel cervello la comunicazione è centrale: network di cellule nervose parlano incessantemente tra loro e con altri tessuti, utilizzando una varietà di strumenti diversi. E quando la comunicazione si guasta, come in un social network, possono nascere guai seri. 

BRAIN IMAGING – DENTRO IL CERVELLO con Rosa Maria Moresco, Professore Associato presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca

Lo sviluppo delle tecniche di imaging in vivo come la tomografia a emissione di positroni (PET) o la risonanza magnetica (MR), ha reso possibile studiare con metodo non invasivo i correlati morfologici, funzionali e molecolari alla base delle malattie e oggi rappresentano  efficaci strumenti diagnostici in diversi settori della medicina. In particolare la PET mediante l’uso di sonde selettive permette di studiare la neurochimica dell’encefalo e visualizzare attraverso immagini la neurochimica del cervello nel soggetto normale o nel malato e le modificazioni associate a stili di vita, tratti comportamentali o genere. Per queste caratteristiche la PET è un valido strumento anche per lo sviluppo dei farmaci, in quanto permette di visualizzare la distribuzione negli organi, l’interazione con le molecole bersaglio o gli effetti molecolari da loro indotti dalla loro somministrazione e associati a proprietà di efficacia o sicurezza.

CRACCARE IL CERVELLO PER CAPIRE COME USIAMO I 5 SENSI con Stefano Panzeri, Director of the Neural Computation Laboratory Istituto Italiano Tecnologia, Trento

Tocchiamo, guardiamo, sentiamo, annusiamo, gustiamo. Milioni di input captati continuamente dai cinque sensi e poi trasmessi ed elaborati dal nostro computer centrale, il cervello.  È possibile "craccare" il codice del cervello che regola i cinque sensi e permette di comunicare con il mondo esterno. L’équipe multidisciplinare di ricercatori dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit) ha infatti appena messo a punto un metodo che sfrutta gli strumenti della matematica, della statistica, dello studio del comportamento e dell’ottica per capire e addirittura craccare il codice del cervello alla base dell’utilizzo dei sensi per interagire con il mondo. Le ricadute possibili vanno dalla migliore comprensione di malattie neurodegenerative, come Alzheimer, schizofrenia e autismo, a nuove interfacce uomo-macchina, con la scrittura di codici neuronali nel tessuto cerebrale per recuperare la percezione sensoriale.

LE SFIDE SULLA MALATTIA DI PARKINSON con Fabio Blandini, Direttore Scientifico IRCCS Fondazione Mondino, Pavia

Viviamo sempre più a lungo e questa è sicuramente una buona notizia. Ma tra le righe ce n’è una meno buona: con l’aumentare dell’età media aumenta l’incidenza delle malattie neurodegenerative legate all’invecchiamento. Tra queste la malattia di Parkinson, una delle più importanti per frequenza nella popolazione e impatto sulla qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie. Curare  - contenere rende forse meglio l’idea - il Parkinson è in parte possibile, ma con terapie che ne affrontano solo i sintomi e non le cause e che hanno un’efficacia limitata nel tempo. Il limite è dato dal fatto che il danno che colpisce le aree cerebrali coinvolte dalla malattia negli anni si aggrava inesorabilmente, qualunque terapia si somministri al paziente. E’ questa la sfida che i ricercatori oggi affrontano: bloccare o almeno rallentare la degenerazione delle zone del cervello colpite dalla malattia di Parkinson. Negli ultimi due decenni abbiamo accumulato conoscenze straordinarie sui meccanismi che causano il processo degenerativo. E’ ora che queste conoscenze si traducano in nuovi strumenti terapeutici.

NEUROGENERO ERGO SUM con Giampiero Leanza, neurofisiologo, del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste

Fino a non molto tempo fa, il cervello adulto veniva considerato una struttura con capacità rigenerative molto limitate o nulle, e si escludeva, quasi dogmaticamente, che in esso potessero generarsi nuove cellule nervose. La recente dimostrazione di nuovi neuroni nel cervello di vari mammiferi – uomo incluso - ha dato nuovo impulso alle ricerche, in particolare per comprendere prima di tutto qual è il significato funzionale di tali eventi e poi se e come sia possibile controllarne la dinamica. Tra le ipotesi più affascinanti quella secondo cui le cellule neoformate potrebbero rappresentare una ‘riserva neurale’, cioè una specie di estrema linea di difesa utilizzabile per alleviare gli effetti devastanti di eventi traumatici o degenerativi. Ma dove è iniziato tutto? 

NEUROMUSICA, RAPPORTO TRA NEUROSCIENZE E MUSICA con Luisa Lopez, Neurofisiopatologa, Centro di Riabilitazione Villaggio Eugenio Litta di Grottaferrata (Roma), consulente scientifica del progetto Neuroscienze e Musica della Fondazione Mariani.

Il cervello è un sofisticato sistema di apprendimento che dalle vibrazioni esterne elabora i suoni veri e propri. Ciò vale quindi sia per la parola che per la musica prodotta da strumenti musicali. Fuori di noi non ci sono suoni o rumori, perché essi sono una risposta cerebrale a determinate vibrazioni del mondo esterno. Le dinamiche d’interazione tra vibrazioni del mondo esterno e cervello passano attraverso processi di integrazione di aree cerebrali specifiche, che correlano le emozioni ed i significati alle complesse strutture cerebrali di produzione delle sensazioni sonore.